La magia della Luce del Nord

Northern Lights, Aurora Boreale, Aròra, Norðurljós, Revontulet, Nordlys, Северное сияние.. qualsiasi sia la lingua in cui ci si esprime, questo misterioso fascio di luce colorate che si muove nel cielo è capace di rapire la fantasia, tenere con il naso all’insù e affascinare qualsiasi essere umano su questo pianeta.

Per l’aurora boreale si viaggia, si prende freddo, si fanno le notti in bianco, per quella luce che rischiara il cielo del nord (ma potremmo estendere il discorso all’aurora australe) si spera, ci si fa prendere dallo sconforto quando non arriva, e si riprova. In una parola: si sogna.

Resta forse uno degli ultimi fenomeni che l’uomo, pur avendolo spiegato scientificamente, pur avendo sviluppato la capacità di prevederne lo sviluppo delle condizioni, non riesce a controllare. E il suo fascino è proprio questo: muoversi alla sua ricerca, sperando che il cosmo sia predisposto a regalarne lo spettacolo. Chi scrive è riuscito a vederla per la prima volta solamente al suo 4° viaggio nel grande nord. Lapponia, Norvegia, Islanda..terre che da bambino erano sogni, sono divenuti luoghi conosciuti per vacanza, viaggio e lavoro.

Nulla però riesce a cancellare il desiderio, la voglia cercarla, e per certi versi, la sfida di riuscire a vedere questo spettacolo della natura. Ogni volta è un’emozione, un’adrenalina, la gioia della condivisione con il proprio o i propri compagni di viaggio. Una sensazione in particolare pervade l’anima, ovvero la percezione della propria piccolezza, della propria dimensione infinitesimale rispetto a quelle che sono le grandi forze del cosmo.

Lontano dal caos, lontano dagli affanni umani, sotto un cielo che muta ad ogni secondo, ad una luce che varia nelle tonalità, nelle forme e nell’aspetto ci si sente infinitamente piccoli. Ancora più di quanto già il cielo stellato non faccia percepire. E il silenzio è quasi una condizione desiderata, ricercata, necessaria per immergersi appieno nell’esperienza. Che sia in una foresta Lappone, su un fiordo norvegese o in una landa vulcanica d’Islanda la speranza di vedere l’Aurora Boreale fa palpitare il cuore di qualsiasi viaggiatore.

Questo spettacolo della natura non è capace di affascinare ed attrarre solamente turisti e viaggiatori da altre terre, ma anche chi vive nelle terre del Nord. Risulta pertanto curioso che nella letteratura di tali popoli la Luce del Nord non sia un elemento così diffuso, pur avendo dato spunti ad alcune leggende e racconti mitologici. Ci si aspetterebbe una produzione letteraria comparabile a quella del mondo greco e latino sulle costellazioni, mentre in realtà è molto più limitata. Il nome Aurora Borealis lo dobbiamo a Galileo Galilei, che pensò di unire il nome della dea dell’alba, Aurora appunto nella tradizione latina (Eos in quella greca), con il nome di Borea il dio del vento del Nord. Nel mondo classico, mediterraneo, l’Aurora non era sintomo di presagio positivo, anzi veniva vista come cattivo auspicio, mentre per alcuni storici latini erano da interpretarsi come combattimenti tra eroi in cielo.

La scarsità di riferimenti letterari del fenomeno, nel periodo in cui la gran parte della letteratura norrena prese forma dipende probabilmente dal fatto che l’ovale dell’aurora avesse nei secoli del tardo medioevo una presenza più a nord e più ad ovest, rendendo raro il suo vedersi nel nord Europa. (info tratte da Brekke, Asgeir (et al.), “Ancient Norwegian Literature in Relation to the Auroral Oval” in Exploration of the Polar Upper Atmosphere, NATO advance study institute series, Series C: Mathematical and Physical sciences. 1980, pp 431 – 442.)

Nonostante questo alcune leggende sono fiorite nel corso dei secoli, e l’Aurora pare essere la coda di un drago per la mitologia cinese, una coda di volpe artica che tocca e solleva la neve secondo alcune leggende finlandesi (letteralmente revontulet significa proprio fuochi della volpe).

In particolare i Sami, popolo che abita alcune parti di Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia l’aurora deve essere rispettata e si raccomanda, anche ai bambini un atteggiamento tranquillo e solenne: in caso contrario cattivi avvenimenti sono destinati ad accadere.

Secondo alcune tribù del nord america invece le aurore sarebbero gli spiriti danzanti degli antenati.

Come fare per vederla? Per poter avere idea di come muoversi alla caccia dell’aurora non ci sono particolari segreti, e forse è proprio questo che rende affascinante e trepidante l’attesa: di difficile apparentemente non c’è nulla, ma non avrai mai la certezza di riuscire a vederla. Attività solare, vento solare ed interazione con l’elettromagnetismo terrestre sono misurati e relativamente ben previsti, diventando disponibili su decine di applicazioni. Il cielo sereno e limpido, altra condizione necessaria anche ormai è fenomeno prevedibile. Ma cosa succede se le previsioni sbagliano di 3 ore, o di 30 km? Ecco il fattore imponderabile che rende tutto magicamente ancora misterioso ed in grado di generare attesa.

Oggi, epoca in cui la tecnologia, la comunicazione, l’intelligenza artificiale e il mondo digitale ci permettono di arrivare ovunque, l’Aurora Borale sotto il cielo del Nord resta uno dei momenti più belli di connessione tra l’uomo ed il cosmo.


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